martedì 18 giugno 2013

Davanti allo specchio.

La ragazza dalle labbra rosse e dagli occhi verdi che la stava guardando da quello specchio era una sconosciuta - una bellezza in porpora e oro.
Non ricordava più l'ultima volta che si era concessa una dormita decente, un pensiero allegro, una risata leggera. L'amarezza le si era impressa a fondo nella piega della bocca - quelle labbra che erano croce e delizia di molti - nelle occhiaie livide sulla pelle candida, come se qualcuno - la Vita - l'avesse presa a pugni. E forse, l'ha fatto davvero.
Le dita affusolate passano distrattamente sul colletto del sari, sullo scollo, al cui interno sono marchiate due iniziali che per quella sera, per quella notte, l'avrebbero resa proprietà di qualcun altro.

E. W.
You look like a flower, and I can be you're thorns.
Seta rubino quasi liquida sotto i polpastrelli, talmente soffice che la paura si sgualcirla supera la meraviglia nell'indossare un simile abito.
Ma non erano state le sue, di mani, a violarle la carne sotto la stoffa.

« Come mi sta? »
« Preferisco senza. »

Passare la notte con la Rossa - « Ma tu non puoi toccarmi. » -, danzare con il Diavolo senza quasi avere il coraggio di guardarla negli occhi mentre fa deliziosamente scempio degli ultimi brandelli di contegno si fosse imposta di mantenere.
Una tenerezza così dolorosa da spezzarle le ossa e la coscienza.
Avrebbe dovuto saperlo che Electra Williams non chiede, pretende. E il prezzo per il corpo di Aileen non è neanche paragonabile a quello della sua anima.

« Vogliamo qualcosa che sappiamo ci farà male e lo vogliamo proprio perché ci farà male.
Non siamo poi tanto diverse io e te.
Nessuna donna si metterebbe dalla parte del suo carnefice,
 se non avesse profondi e radicati motivi per farlo.
 
»

Aggrotta le sopracciglia finemente disegnate davanti al suo riflesso, il placido rumore della cascatella artificiale nel giardino del lussuoso resort di Corona è l'unica cosa che incrina il suo silenzio.
Se solo nella sua testa ce ne fosse almeno un po', di quella quiete.

La sfilata della Starlux&Co., quella sera, l'avrebbe coperta di gioielli - Rhodonite Stellata - e di sguardi, l'ennesimo divertimento corer vuoto e scintillante.
Gli stessi gioielli che ha venduto alla sua Famiglia, di nascosto - un assalto al carico di ritorno da Corona di cui lei stessa sarà la mente appena terminata la sfilata.
Lupi famelici acquattati nel buio dello spazio.
Avrebbe voluto semplicemente aggrapparsi al suo, di Lupo, e farsi trascinare via da qualche parte, senza fare domande; nascondersi nell'incavo del suo collo - barba bionda che punge e solletica le ciglia - e non guardare più in faccia questo 'Verse che la sta sballottando da un Pianeta all'altro, da un letto ad un altro. Una grande e grottesca giostra, impazzita.
Dammi la Pace in questa vita di Guerra, che non ha Browncoats ma solo ginocchia sbucciate e cuori infranti, sguardi neri in cui sono stanca così stanca di affogare.

Per la prima volta nella sua vita Aileen Ward, davanti a quello specchio, si chiese davvero cosa l'avesse trasformata in una 
«brutta persona», una donna pericolosa, una che ama ciò che può metterla nei guai e che, inconsciamente, li cerca in maniera così disperata da non accorgersi che ci è già immersa fino al collo. Qualsiasi cosa lei faccia.

[c-message]

A Sunset Tower gira voce che quelli della Almost Home potrebbero non avere preso bene il ruolo di Joe nell'arresto di Wright.
Sono solo supposizioni, ma ultimamente potrebbe essere pericoloso stargli vicino. Più del solito.
 
Stai attenta,
 
HH

Il tempismo di Haggerty, che sparisce una notte di luna - happycandy e amore in una nave vuota, felicità chimica e addii amari - per ricomparire in due righe digitali, che lei legge e rilegge per capire il perché di quell'avvertimento.
Credeva di esserci uscita, dalla sua vita - non ha ancora compreso per scelta di chi.
Credeva di aver finito con gli avvertimenti sibillini, ma puntualmente il chimico decide di barare sulle tacite regole che si sono scritti addosso negli anni e ricomparire, sempre.
Se lo dovrebbe aspettare da parte sua, l'imbrogliare col mazzo, eppure ogni volta rimane spiazzata - doloroso affetto su una ferita mai chiusa.
Vorrei solo sapere come lasciarti andare.

« Tieni per te che ti ho scritto,
Joe non apprezza che io mi intrometta nei suoi affari. 
»

Scegliere quali occhi neri guardare e a quali mentire.
Joe Black si è smarrito da qualche parte, dopo Fargate, e le ha riversato addosso un mare silenzioso, prudente, quasi che neanche lui sapesse bene cosa dirle quando la guarda negli occhi. Lo stesso Joe che le scriveva struggenti pensieri - che nessuno, nemmeno lei, pensasse potesse regalarle - adesso ha finito le parole. Per paura, per tristezza, perché le ha perse.
Forse la risposta non la vuole davvero conoscere, 'ché anche lei ha smesso di esprimersi se non toccandolo, quasi come se attraverso i polpastrelli potesse comunicargli tutto quello che non riesce a dirgli.

« Voglio darti un'alternativa, Leen. »

Blaze è l'unico che l'abbia chiamata così dopo suo fratello. L'unico che ha provato a capire il perché lei cerchi con così tanta cieca abnegazione di perdersi in qualcun altro - notte dopo notte -, dando un prezzo ai suoi sentimenti di modo da non doverli affrontare.
L'unico che le ha proposto un'alternativa - dolce ma infattibile.

Bussano alla porta della camera e lei sussulta, sfarfallando le ciglia che si sono improvvisamente inumidite - nero merletto sulla pelle candida.
- Aileen, andiamo?
- Arrivo.
Se sua madre la vedesse in quel sari - rosso lussuria - le sorriderebbe ammirata.
Se suo padre l'avesse vista guardare in faccia la tigre - che prima la abbandona in un vicolo di Sunset Tower e poi la ama in una notte di Horyzon - avrebbe gonfiato il petto d'orgoglio.
Se suo fratello la vedesse adesso, struggersi per un contatto e piangere in silenzio - rabbiosa - perché due paia di occhi neri le hanno mandato a gambe all'aria l'esistenza, le volterebbe le spalle e se ne andrebbe senza più guardarsi indietro.
Di nuovo, ancora, come sempre.

martedì 4 giugno 2013

Mantra.

Incontrare il lupo dagli occhi blu in una bettola di Maracay - Sangre Amargo.
Odore di spezie, di fumo, di umanità aggrovigliata assieme.
Il galoppare furioso del cuore contro le costole al ritmo del tamburo del percussionista strafatto nell'angolo, dei piedi scalzi della ragazza mulatta che ha cominciato a ballargli davanti sul pavimento sudicio.
L'incendiarsi del sangue al suo respiro contro l'orecchio - 
«Mi sto trattenendo dal baciarti.» - il posarsi di quelle labbra sulla sua bocca - un bacio di rum e promesse - prima di staccarsi e lasciarla assetata.
Infatuata.
Prendere la prima nave per Safeport, di Skyplex in scalo - sempre più lontano sempre meno navi - per andare a soccorrere l'uomo dagli occhi neri che pare diventato il fantasma di se stesso.
Immaginarsi, in quel tragitto nello spazio buio, stretta tra casse di carne secca armi e galline, cosa dirgli, come aiutarlo. Come fare per guardarlo e non trovarci uno sconosciuto, dietro quello
sguardo.

«Quella testa di cazzo si è sparato da solo, capisci? Si è sparato e ora non so nemmeno se sopravvive. Vedi di inventarti qualcosa.»

Aileen non sa più neanche come prenderlo, Joe Black, senza rischiare di farlo ancora più a pezzi - l'odore ferroso del sangue come un pugno al cervello.
Guardare il cortex in attesa di notizie, che arrivi un messaggio - qualsiasi parola ti prego dimmi qualcosa - da colui che ha smesso di farsi sentire da un po', ormai.
Che anche dopo quello che è successo - l'Unification Day la bomba l'esplosione - e il suo chiedergli se stesse bene e il pregare che non fosse a Cap City, ha ricevuto solamente una fredda risposta, che probabilmente le ha scritto perché la cortesia corer - quel chimico del cazzo - c'è l'ha nel sangue. E che forse, nei suoi panni, lei avrebbe fatto esattamente la stessa cosa.


«Se fosse così, allora neanche io sarei una brava persona. E forse hai ragione.»
«Forse ho ragione.»

Scoparsi Fenix in un corridoio di Hall Point, schiantare la bocca contro la sua e baciargli via qualsiasi replica avesse voluto darle - disperazione e lussuria. Quasi avesse sperato che perdersi ancora, come sempre, in qualcun altro avrebbe fatto andare via quel dolore pulsante annidato nel ventre, quel sapore amaro sulla lingua.

Lei non è era una brutta persona.
Un mantra che ha iniziato a ripetersi da quando Haggerty le ha insinuato questo dubbio, che serpeggia sottopelle e non ha intenzione di andarsene. E non bastano le unghie di qualcuno per grattarlo via, non basta l'umido di Maracay o la nebbia di Safeport.

Il suo Touzi le ha detto di lasciarla, questa vita - attrazione irrazionale per il pericolo. Forse è questo, il suo vero amore. Forse è genetica, forse il morbo che ha irretito suo fratello alla fine ha preso anche lei.
Vaffanculo, Michael Ward, ovunque tu sia.
Lei ci prova a smettere, ci prova con tutta se stessa.
E' questa vita che, da lei, non si vuol più staccare.

martedì 21 maggio 2013

La bella umanità.


Eleazar Ritter ed Eir Sterling
desiderano invitarti al loro matrimonio
Lunedì 20 maggio 2515.
La cerimonia ed i festeggiamenti avverranno presso il ranch Madison,
provincia di Roseriver su Tauron.


Si è persa la cerimonia per colpa di un chimico e la sua faccia da schiaffi; per un papillon allacciato male - "Me la dai una mano?" - e la sua solerzia nel legarlo dietro la nuca, sul colletto inamidato.
Peccato sia finito a terra più o meno tre minuti dopo, giusto il tempo di infiocchettarlo per avere la soddisfazione di sgualcirlo di persona.
Si è persa le promesse, i voti e gli sguardi tra il Dottore e la bella Indipendentista - conosciuta solo di fama, dai racconti dolci e un po' sibillini di Ritter, come se parlasse di qualcosa di troppo prezioso per poterlo anche solo descrivere a qualcuno.
Si è persa Cecilia Ritter Sterling che trotterella lungo la navata improvvisata del giardino del Ranch, portando le fedi da brava paggetta, orgogliosa nel vestitino bianco coi papaveri rossi - bruni ricci anarchici, come la madre.
Si è persa gli sguardi di fuoco tra Sam e Katerina - il desiderio trattenuto a stento sulle ciglia e tra le labbra, la rabbia di lei che cerca inutilmente di medicare un morso mai placato.
Si è persa i fischi da stadio di quel bambino troppo cresciuto chiamato Joe Black, supportato da Thorvald e dall'entusiasmo dei "parenti dello sposo", che sanno farsi riconoscere sempre ovunque vanno e comunque si vestano. Anche se ha impiegato ore a sistemargli capelli, giacca e cravatta.

E' comparsa appena in tempo per vederli sorridere - "La mia puttana di Corona" - a cerimonia finita, Huck al suo fianco già mezzo brillo con un fiaschetta e del riso in mano, che si sgancia per correre da loro e inondarli di chicchi perlacei e risate.
E' comparsa appena in tempo per cogliere André, incrociato di sfuggita su Hall Point tempo fa, sollevare euforico Edwards - Eds sempre seria - e regalare a tutti quanti uno scorcio dei suoi cuoricini. Là dove nessuno dovrebbe guardare, senza il suo casto permesso.
E' comparsa appena in tempo per seguire la folla al buffet - Hogs di cui ha scoperto il nome, Jack di cui ha scoperto il sesso, Wright di cui ha intravisto l'emozione nel guardare la sposa così raggiante, ubriaca solo di gioia questa volta.
E' comparsa appena in tempo per abbagliarsi con l'improvvisato fuoco d'artificio sparato da Joe - accecante, fracassone e divertito come tutti loro, in quel momento.

E' comparsa appena in tempo per fare gli auguri di persona agli sposi, frettolosi ma sinceri, prima di essere nuovamente trascinata via dalla festa, sul prato buio - per parlare per chiarire per scopare. Con l'altro uomo dagli occhi neri.

Un pianoforte suonava vivaci melodie, in sottofondo al loro chiacchiericcio appartato
Un violino sotto i loro sospiri nel buio.
E una risata ricca, piena e cristallina, quella di Eir Sterling, che dalla sua testa difficilmente ci uscirà tanto presto.



[c-message]

Spero che il viaggio sia andato bene.
Spero che non ci siano stati problemi di sorta. So cosa significa essere un Corer in trasferta nel Rim. Specialmente per noi che siamo... Corers in perenne trasferta nel Rim.
Devo domandarti un favore. Alla cerimonia ci saranno poche persone, ma tutte potenzialmente latrici di... confusioni. Specialmente se incrociate tra loro.
Ti chiederei di ammaestrare con la tua celeste grazia le nostre bestie; sarebbe a dire: Fenix e Black.
Non so per quale assurda ragione, ma in questo frangente Thor non mi preoccupa. Forse trattasi di mero delirio pre-matrimoniale.
Ci sentiamo.

Ritter


[c-message]

Sarà mio piacere essere presente e cercare, come possibile, di tenerli a bada.
Con Fenix basta la scollatura tattica, con Black - che ha un'età mentale molto ridotta come ben sai - temo ci vorrà qualcosa di più. Un giocattolo pericoloso con cui intrattenersi.
Conto nella persuasività di Katerina, in questo caso.
Su Thorvald non so che pensare; il suo pappagallo a me affidato potrebbe essere un ostaggio adeguato.

Comincio a farti le congratulazioni Dottore.
E' un onore condividere con te l'essere un Corer in perenne trasferta. 

A. Ward


[c-message]

Ho pensato di neutralizzare Black affidandogli mia figlia.
Sto circondando questi uomini pericolosi di tutte le mie donne più fidate. Da un certo punto di vista, posso essere orgoglioso.

Onore ricambiato.
Per le congratulazioni, aspettiamo il fatidico 'sì'. Non si sa mai, non siamo rinomatamente gente a cui la sorte risparmia il proprio sarcasmo.

Ritter

[c-message]

Non vedo l'ora di conoscere tua figlia.
Se riesce a tenere a bada Joe Black, ha un grande futuro davanti a sé.
Anche tua moglie, ovviamente.
 
E allora brindiamo al sarcasmo di questa nostra vita.
Speriamo che questa sera brindi anche lui con noi.
  
A. Ward

[c-message]

Prosit.

Ritter



venerdì 10 maggio 2013

Can't shake you.

La vita è crudele. - pensò Aileen per l'ennesima volta, mentre uno dei suoi tanti clienti affondava in lei - Ti dà un cuore solo, e se lo perdi o lo rompi sono solo affari tuoi.

Un uomo - o donna, saltuariamente - dopo l'altro, un incontro dopo l'altro.
Cene incontri diplomazia tè passeggiate sesso risate.
Veniva pagata con regolarità, era tornata ad essere apprezzata, sceglieva lei chi, come, quando e dove. Dopo mesi, ormai, aveva ripreso il controllo della sua vita - dei suoi sentimenti.
Alzava muri dopo muri, che puntualmente crollavano tutte le volte in cui si ritrovava a fissare il soffitto delle numerose camere d'albergo.

« Ho paura di essermi innamorata di te. »

Avrebbe voluto maledirsi l'istante stesso in cui quelle parole le sono scivolate fuori dalle labbra, sussurrate sul collo di un uomo che non aveva neanche il coraggio di guardare negli occhi. Non mentre si arrendeva e ammetteva ciò che aveva cominciato ad intrufolarsi nei suoi pensieri, sempre più insistente, sempre più dispettoso - sempre più vero.
E il trovarsi tra le braccia di uno dei suoi clienti, che la pagava anche solamente per un'uscita pubblica, la faceva precipitare in un baratro di rabbia e frustrazione.

« Non farlo, Aileen. »

Non farlo, Aileen Ward.
Non smarrirti nuovamente in un paio di occhi neri - l'altro uomo della sua vita che l'ha fatta innamorare, che la vita e una Rossa hanno deciso di strapparle senza che avesse la reale possibilità di stringerlo tra le braccia.
Purtroppo, Aileen ha smesso di ascoltare la sua coscienza una notte di tanti anni fa - la notte prima che suo fratello decidesse di uscire dalla sua vita. L'ennesimo uomo che le ha voltato le spalle, senza guardarsi indietro.

- Michael, cosa stai facendo?
- La valigia.
Sfarfallare perplesso di ciglia, una vena preoccupata nello sguardo.
- E dove staresti andando a quest'ora?
- Non parto di certo oggi, tranquilla.
Sorriso spento, amaro. Avrebbe dovuto capire , cosa stava per succedere.
- A proposito, congratulazioni per la Borsa di Studio.
Il sorriso di lei è sincero, invece, timido.
- Grazie. Domani mi accompagni a vedere l'Università? Dato che a te tocca l'anno prossimo.
Pausa, silenzio masticato. Lei non vuole vedere. Lui non fa nulla per spiegare.
- Certo.

Si era ripromessa di non guardare più allontanarsi la schiena di nessuno, senza fare nulla per fermarlo.
Ma ogni volta che un paio di occhi neri se ne va, lei non allunga neanche la mano per tentare di fermarlo. Si limita a cambiare amante, a rifugiarsi nelle spinte di un cliente, nelle chiacchiere vuote di qualche corer annoiato. A non medicare ciò che le stringe lo stomaco, 'ché tanto farebbe male comunque.
Sarà sempre la seconda scelta, se il suo Karma ha scritto questo per lei.
Ma ciò non le impedisce di essere pagata, per farlo.

lunedì 22 aprile 2013

Uno, nessuno, centomila.


Huck Haggerty è una strana persona.
Giuda traditore.
Venderebbe sua madre, probabilmente, se ciò gli permettesse di salvarsi la vita dalle varie fazioni a cui ha voltato le spalle o che ha deciso che non facevano più al caso suo.
Gran baciatore.

La notte del loro primo incontro lui era Mike l'accompagnatore - luci rossastre e whiskey a fiumi.
Hanno giocato alla menzogna, a raccontarsi storie brindando a sconosciuti nei bar. Aileen - che quella sera era Kate - gli rubò un bacio e una spilla, piccoli trofei per l'ego e per l'altro uomo a cui faceva riferimento. A cui aveva promesso un aiuto, in qualche modo - nel modo che conosce meglio, aprire le gambe e sfarfallare le ciglia.
Il Karma, tuttavia, ha deciso che quell'incontro non era stato casuale. Non era stata rimorchiata a caso dall'ubriacone di turno. Si sono rincorsi e trovati casualmente, volta dopo volta - bacio dopo bacio.

Huck Haggerty è una strana persona, si ritrovò a pensare.
Naso pesto e sarcasmo pungente.
Dal passamontagna che pizzica le guance, poté guardarlo con occhio critico e pensare cos'avesse che l'attirava tanto, quel chimico stropicciato e faccia da schiaffi.
Occhi scuri e sorriso dolce. A volte.
Quella notte era Yue, davanti a lui. Quella dei Bounders - che suggerisce di mozzargli la lingua solo perché l'ha usata a sproposito.
Alle volte si chiede se davvero non abbia più personalità che combattono dentro di lei, per emergere. Che il rapimento ha sguinzagliato a piede libero nei recessi della sua coscienza.

Huck Haggerty è una strana persona.
Cicatrici e guai.
La notte alla stazione in cui le ha detto di no - "Perché ti odio ma anche un po' il contrario" - a cui sono seguite altre giornate, altre parole. Altri sguardi.
Sangue sul muro e urla di disprezzo - di lui di lei non si sa.
Forse la verità è che davanti a quell'uomo si è vista in tanti troppi modi diversi. E quando per la prima volta si è vista come Aileen, si è sentita spiazzata.
Spezzata.
Huck rappresenta quella perdita di controllo che non può permettersi e che tuttavia brama con tutta se stessa. Già il suo uomo gliel'aveva scardinato, pezzo per pezzo, con violenza - l'uomo che c'è e comunque rimane, in fondo ai suoi occhi verdi.


Kate Yue Aileen.
Mille maschere per non voler più trovare se stessa.

Era Kate la prima notte - sibillina maliziosa, la fantasia che qualsiasi uomo avesse voluto trovarsi davanti.
Era Yue quella famosa sera - e avrebbe voluto non scoprire che il traditore della loro famiglia fosse proprio l'uomo che continuava ad intrufolarsi nel suoi pensieri.
Era Aileen, solo e semplicemente Aileen, quella notte di litigi e sangue - e baci e sospiri e unghie nella schiena. E spinte. Dove arrendersi e confessare diventano la stessa cosa.

lunedì 15 aprile 2013

Ballata in Fa Diesis Minore.

Bianco.
Se Aileen Ward dovesse ricordare qualcosa della morte della madre, direbbe un colore: bianco.

Bianco delle lenzuola bianco dei fiori bianco del volto bianco dei vestiti al funerale.
C'era poi quell'odore di disinfettante e mandorle amare, nei costosi corridoi degli ospedali di Elèria. Talmente penetrante che ha continuato a sentirlo per settimane, impregnato nei vestiti, nei capelli.
Nel cervello.
Anche quello, lo associava inconsciamente al bianco.
Il Buddhismo usa l'assenza di colore più luminosa, per i suoi funerali. Usa piccoli sassolini tondi da posare sulle tombe, un pensiero che il defunto possa portare con sé ovunque sia diretta la sua anima. I saggi dicono che senza quei sassolini - pensieri dolci di chi ha lasciato indietro - l'anima non sarebbe ancorata alla terra e non potrebbe più reincarnarsi.

Aileen aveva solo otto anni - abbastanza grande per ricordare ma abbastanza piccola per non capire.
Indossava un bel vestitino bianco di foggia orientale, una macchia d'erba sull'orlo che nessuno era mai riuscito a tirare via. Teneva suo fratello, in lacrime, per mano.
Seria, sul visetto da bambina.
Seria perché ancora non capiva come la sua mamma potesse essersene andata in meno di due mesi - sempre più magra sempre più bianca. Non capiva come mai suo padre potesse abbracciare sconosciuti, senza versare una lacrima. Certo, le era stato detto che non doveva piangere, che i pensieri cattivi avrebbero potuto rendere difficile il viaggio dell'anima di Jacqueline verso la reincarnazione. E così lei faceva - obbediente come sempre.
Ma mentre Michael singhiozzava accanto a lei, davanti alla lapide - bianca - di sua madre, non capiva come si potesse chiedere a coloro che l'avevano tanto amata di non piangere.
Non l'avrebbe mai capito, neanche negli anni a venire. Ma come molte cose nella sua vita, ha dovuto adeguarsi.

Nero.
Se Aileen Ward dovesse associare un colore a ciò che sta succedendo adesso nella sua vita, sarebbe proprio questo.
Neri gli occhi di Katerina - bui e profondi, occhi da bestia ferita - mentre la guarda assente, vuota. Disperata, nei suoi silenzi strazianti, nei movimenti meccanici, nel ripetere parole come nenie quasi fossero consolatorie e riempissero l'abisso che la morte del suo uomo ha spalancato in lei.
Nera l'espressione di Fenix - rosso di sangue e vetri sul bancone del bar.
Togliere frammenti e schegge dalla carne come se non ci fosse altro modo di lenire le sue sofferenze.
Nera la cronaca sotto cui è finito l'accaduto, relegato come una delle tante notizie che nessuno mai si aspetta parlino di qualcuno che si conosce. E invece arrivano, come una fucilata.

Tutti gli uomini devono morire, recita un saggio detto.
Il respiro però manca all'improvviso quando questo succede in una notte - nera - senza che nessuno abbia salutato per l'ultima volta colui che il fato ha chiamato a sé.
Aileen, tuttavia, la pensa diversamente.
E' meglio perdere qualcuno in una notte senza luna, con un assassino senza volto, piuttosto che guardare lentamente morire una madre in un letto bianco - rosso sangue sul cuscino - e sapere benissimo cosa la sta uccidendo.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per tornare indietro a quel pomeriggio di venti anni fa, davanti a quella tomba, e piangere tutte le sue lacrime assieme a suo fratello.
Anche se, purtroppo, non sarebbe servito a nulla.

mercoledì 10 aprile 2013

Di uomini e guai.


La presa di quella mano, sulla parte bassa della sua schiena nuda, era salda e prepotente.
Aileen si trovò a fissare negli occhi l'ennesimo cliente, all'ennesimo ballo dell'ennesima serata.
Ennesima noia.
Lo scollo del lungo vestito orientale - vertiginoso sulla schiena flessuosa - lasciava ben poco all'immaginazione, e il suo attuale accompagnatore pareva intenzionato a coprire con la mano quanta più pelle possibile da sguardi indiscreti.
E dire che stavano ballando nel centro della sala, immersi nel chiacchiericcio della folla danzante assieme a loro, in un turbinio di stoffe, colori e bollicine - risate maligne dietro bicchieri di cristallo.
L'apparenza di cui si era sempre ammantata la società del Core era puro oro placcato, scintillante e di gran classe. Ciò che ci stava sotto, nella maggioranza dei casi, era feccia.
I polpastrelli del suo compagno, appena ruvidi sulla pelle liscia, la strinsero ancora, avvicinandola ulteriormente in un'aggraziata giravolta sul posto, riducendo qualsiasi distanza; lei si costrinse ad un sorriso, quando in realtà avrebbe voluto solo staccarsi e dirigersi senza più riflettere dal primo cameriere vagante e relativo vassoio di alcolici e affogare quella serata cominciata sotto i peggiori auspici.


Gli uomini della sua vita sono sempre stati un'accozzaglia di estremi non ben definita.
Suo padre aveva la fissa delle bestie feroci, quasi un'ossessione - guarda la tigre negli occhi, Aileen, senza paura, 'ché loro l'annusano.
Forse è stato per questo che sua madre s'innamorò di lui, forse vi trovò lo stesso indomabile spirito. Ci voleva solo un'altra anima affine per spegnere il fuoco di Darren Ward.
Suo fratello Michael, il dispiacere più grande che un padre possa mai avere, era forse peggio.
Fiero, orgoglioso, strafottente.
Credeva che ogni cosa, in quella parte del 'Verse, fosse sbagliata: troppo stretta, troppo facile.
Troppo dolorosa.

In quella serata, dove la sua bocca rossa sorrideva forzatamente all'uomo che la stringeva tra le braccia, si trovò a considerare che forse aveva scelto il mestiere di Accompagnatrice perché in realtà lei con gli uomini non ci sapeva proprio fare; non da un punto di vista emotivo, di certo.
Credeva che fossero tutti come suo fratello - arroganti e tormentati - o come suo padre - dolci ma assenti.
Le piaceva avere sempre il controllo della situazione, in qualsiasi situazione; i sentimenti, nel suo lavoro, non erano compresi. Poteva essere la fantasia di una giornata o l'incubo di una notte, ma qualunque cosa volesse da lei il cliente - diplomazia sesso chiacchiere - doveva essere rapida.
Senza traccia alcuna.

Purtroppo, si trovò a considerare distogliendo lo sguardo verde oltre la spalla del suo ballerino, ultimamente le cose le stavano completamente sfuggendo di mano.


Quando fu abbastanza grande dal poter essere considerata interessante agli occhi maschili, si trovò quasi spiazzata dal suo non esserlo affatto nei loro confronti. Troppo impegnata a studiare, ad evadere da quella realtà che le stava diventando quasi insopportabile, soffocata dai due uomini della sua vita impegnati a farsi la guerra. Quella stessa Guerra che nel frattempo già dilaniava il loro mondo a sufficienza, vissuta di sfuggita nei palassi di Elèria, nelle pagine in cui le si rifugiava.

Gli uomini erano, e sono sempre stati per lei, svaghi momentanei, infatuazioni passeggere.

Meri oggetti di un desiderio che brucia rapido e ancor più svelto si consuma nei sospiri di una notte di sesso.

L'amore - quello che sua madre le aveva così tanto raccontato di provare per suo padre, sempre e comunque - era molto lontano dalla sua concezione di "relazione", qualcosa di così astratto da poterlo a malapena concepire.

La musica si fermò all'improvviso, così i passi del suo sorridente cliente. La presa rimase ancora qualche istante, salda e possessiva, prima di lasciarla andare con delicatezza.
- Siete una ballerina formidabile, Miss Ward.
Sorridi e annuisci.
- Anche lei Mr. Lockwood. Mi scusa un attimo?
Fuggi e sorridi.
Il ticchettio dei tacchi, verso la veranda della villa.
Inspira, espira.

L'aria fresca di una delle tante sere di Horyzon, pelle d'oca sulla pelle nuda, fu quasi un sollievo dopo il chiacchiericcio penetrante, il calore avvolgente di quella sala piena di balli e alta società.
Il momento in cui smette di essere mostrata agli altri come un trofeo dal braccio di qualcuno.



- Perché ti odio, ma anche un po' il contrario.

Si rabbuiò appena, sospirando amaramente.
Non avrebbe più permesso che l'ennesimo uomo le scombinasse la testa. Il suo uomo di St. Andrews - la passione sopita che si risveglia, e non dovrebbe - era lontano. E l'altro uomo, quello dal sarcasmo sempre pronto ma lo sguardo gentile, le aveva già detto di no.

E allora perché, perché continuava a pensarci?
La bocca rossa si strinse una linea dura - purpurea, quasi avesse bevuto dello sciroppo di amarene. La bocca di una Madonna. No, quella di una puttana.
Avrebbe soffocato i suoi pensieri nelle spinte di quell'uomo da cui stava rientrando, dopo il suo attimo di pausa.
Del resto, Aileen Ward sapeva fin troppo bene quale e quanta imperfezione era necessaria per provare un sentimento vero. Quanta onestà c’era negli errori e quanta umanità nel pagarli.
E questo, non se lo poteva più permettere.